Curiosità evolutive

 

Scoperto fra la fauna fossile della Burgess Shale, si alimentava grazie a un sistema di filtraggio dell'acqua che non ha riscontro in altri animali e si ancorava al fondo con un lungo stelo. Non potendo essere assegnato ad alcuno dei taxa attuali, testimonia l'esistenza nel Cambriano di un maggiore livello di biodiversità rispetto a quella di oggi(red)

<aside class="correlati" style="margin: 0px 0px 15px; clear: both;">

</aside>

Una bizzarra creatura marina vissuta 500 milioni di anni fa nell'attuale regione delle Montagne Rocciose canadesi nota come Burgess Shale, famosa per la quantità di fossili risalenti al Cambriano medio che ospita, sfida le possibilità di classificazione. 

Siphusauctum gregarium, questo è il nome scientifico attribuito all'animale, ha una forma a tulipano: lungo una ventina di centimetri, ha un sottile "gambo" che sorregge un calice al cui interno è racchiuso un insolito sistema di filtraggio per l'alimentazione.

Si pensa che l'animale si nutrisse filtrando le particelle presenti nell'acqua attivamente pompata nel calice attraverso piccoli fori. All'estremità inferiore il gambo termina con un piccolo disco che ancorava l'animale al fondo marino. Siphusauctum viveva in grandi gruppi, come indica il ritrovamento di lastre di roccia contenenti oltre 65 esemplari. 

<figure class="img-right" style="float: right; margin: 0px 0px 10px 10px; width: 220px;">L'animale-tulipano che sfida la classificazione <figcaption>Cortesia Royal Ontario Museum </figcaption></figure>"La principale ragione di interesse è che questo sistema di alimentazione sembra essere unico tra gli animali. Grazie ai più recenti progressi si è potuto stabilire che tante bizzarre creature delle Burgess Shale sono membri primitivi di svariati gruppi animali esistenti anche oggi, maSiphusauctum sfida questa tendenza. Non sappiamo dove si inserisca in relazione agli altri organismi", ha detto Lorna O'Brien, dell'Università di Toronto, che firma con Jean-Bernard Caron, curatore di paleontologia degli invertebrati al Royal Ontario Museum,l'articolo su "PLoS ONE", frutto dello studio di 1100 esemplari fossili di Siphusauctum, in cui viene descritto l'animale.

<figure class="img-left" style="float: left; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 460px;">L'animale-tulipano che sfida la classificazione <figcaption> Cortesia Royal Ontario Museum </figcaption></figure>
Negli ultimi due decenni la fauna fossile degli argilloscisti di Burgess Shale - scoperta un secolo fa e iscritta dall'UNESCO nell'elenco delle località naturali patrimonio dell'umanità nel 1984 - ha ricevuto nuova attenzione con un più accurato studio degli organismi appartenenti al gruppo dei "Problematica", come viene chiamato un gruppo di taxa che non possono essere facilmente assegnati a phyla moderni. Questi taxa, una ventina in tutto, erano stati inizialmente "infilati" in gruppi filogenetici esistenti, ma successivamente ci si è accorti che nel Cambriano esisteva un livello di diversità maggiore rispetto a quello che possiamo osservare oggi.  

 

 

Il vero aspetto dell'enigmatica Hallucigenia

</header> <aside class="colsx" style="float: left; width: 190px; clear: both;"><figure style="float: left; margin: 0px 10px 20px 0px;">Il vero aspetto dell'enigmatica Hallucigenia<

 

Un'analisi più approfondita dei fossili di Hallucigenia, la singolare creatura vissuta nel Cambriano, circa 500 milioni di anni fa, ha scoperto che appartiene al gruppo di animali da cui hanno avuto origine tutti gli artropodi, gli onicofori e i tardigradi. L'animale era così strano che finora non si era neppure riusciti a capire quale fosse la  testa e quale la coda(red)

<aside class="correlati" style="margin: 0px 0px 15px; clear: both;"> </aside>
VAI AL VIDEO: Com'era e come si spostava Hallucigenia

Una nuova analisi dei fossili dell'enigmatica creatura vermiformeHallucigenia sparsa – vissuta nel Cambriano, circa 500 milioni di anni fa – ha rivelato aspetti del suo corpo, e della sua testa in particolare, che hanno permesso di stabilirne finalmente la posizione sull'albero evolutivo.

Hallucigenia appartiene al grande gruppo di invertebrati  (detti ecdisozoi) dotati di un rivestimento esterno, o esoscheletro, che non cresce allo stesso ritmo del resto del corpo, e che quindi deve essere periodicamente cambiato con una muta. La fase iniziale della storia evolutiva di questo enorme gruppo, che comprende tutti gli artropodi (insetti, ragni e crostacei), gli onicofori e i tardigradi, era ancora quasi inesplorata.

<figure class="img-left" style="float: left; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 460px;">Il vero aspetto dell'enigmatica Hallucigenia<figcaption>Ricostruzione dell'aspetto di Hallucigenia sparsa. (Cortesia Danielle Dufault)</figcaption></figure>La scoperta è di due ricercatori dell'Università di Cambridge, e dell'Università di Toronto Martin Smith e Jean-Bernard Caron, firmatari diun articolo pubblicato su “Nature”, che hanno esaminato al microscopio elettronico i reperti conservati al Royal Ontario Museum di Toronto e allo Smithsonian Institution National Museum of Natural History di Washington.

Negli anni settanta del secolo scorso, quando in mezzo ai fossili delle Burgess Shales, in Canada, furono identificati i resti di Hallucigenia, gli scienziati rimasero così perplessi da interpretarli in modo completamente sbagliato. Il suo aspetto fu ricostruito a la testa in giù, gli aculei lungo la schiena furono scambiati per zampe, e le zampe per tentacoli.

Solo negli anni novanta fu stabilito il corretto orientamento dei piani del corpo dell'animale, ma continuavano a esserci dubbi su quale fosse la testa e quale la coda. La mancanza di dati su quelle strutture impediva quindi una classificazione certa, tanto da scatenare lunghi dibattiti fra gli esperti.

<figure class="img-left" style="float: left; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 460px;">Il vero aspetto dell'enigmatica Hallucigenia<figcaption>Fossile di Hallucigenia sparsa. Il fossile è lungo 15 millimetri. (Cortesia Martin R. Smith/Nature)</figcaption></figure>“Quando abbiamo messo i fossili sotto al microscopio elettronico, inizialmente speravamo di poter trovare gli occhi, e siamo rimasti stupiti quando abbiamo scoperto anche una fila di denti che ci sorridevano!”, ha detto Caron. Le nuove immagini mostrano infatti una testa allungata con un paio di occhi semplici al di sopra di una bocca orlata di denti. Inoltre, la gola di Hallucigenia era dotata di denti aghiformi, detti denti faringei.

"Si scopre che gli antenati di tutti gli ecdisozoi erano anatomicamente molto più avanzati di quanto si potesse immaginare. Si pensava, per esempio, che né gli onicofori [gli animali più strettamente imparentati conHallucigenia] né i loro antenati avessero denti. Ma abbiamo scoperto che in realtà li avevano e che li hanno persi nel corso del tempo."
Etichette
E' necessario connettersi per inserire un commento.