GENETICA

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Se in una popolazione umana viene favorita la diversità genetica, nelle generazioni future tenderanno a diffondersi due tratti: un'altezza maggiore e un'intelligenza più acuta. È il risultato, parzialmente inaspettato, di uno studio effettuato da ricercatori dell'Università di Edimburgo che firmano un articolo su “Nature”.

<figure class="img-right" style="float: right; margin: 0px 0px 10px 10px; width: 220px;">Geni distanti per figli più alti e più svegli<figcaption>© Alberto Ruggieri/Illustration Works/Corbis</figcaption></figure>Tutti gli esseri umani sono, più o meno alla lontana, imparentati fra loro. Ma quanto più distante è la parentela genetica di due genitori, tanto più la natura sarà incline a dotare, almeno tendenzialmente, i loro figli di alcune caratteristiche: una maggiore altezza e capacità cognitive più acute.

Lo studio era partito con l'intenzione di analizzare in modo approfondito gli effetti evolutivi sui discendenti di genitori più o meno strettamente imparentati fra loro. Già Charles Darwin aveva riconosciuto che la consanguineità riduce la fitness evolutiva ed è ben noto che una stretta parentela espone a un rischio maggiore di sviluppare rare, ma a volte devastanti, malattie autosomiche recessive (come, per esempio, anemia falciforme, fibrosi cistica, fenilchetonuria). Queste patologie si manifestano quando la persona eredita da entrambi i genitori un identico gene mutato (omozigosi).

Tuttavia, a parte questi casi particolari, l'effetto nelle moderne popolazioni umane di una "parentela" più distante fra i genitori (ossia con un numero molto ridotto di varianti identiche degli stessi geni)  non è mai stato chiaro, soprattutto quando si considerano caratteri complessi, ossia quelli che coinvolgono più geni. Indagini di questo tipo diventano infatti sempre più articolate via via che cresce il numero di geni coinvolti, e inoltre devono essere effettuate su un numero di soggetti molto elevato.

Nel nuovo studio i ricercatori hanno effettuato una vasta metanalisi su oltre 100 ricerche in cui erano state fatte approfondite analisi di tutto il corredo genetico delle persone coinvolte, e riportate accuratamente anche le loro condizioni di salute, quelle socio-sanitarie e i risultati di test cognitivi. I dati così raccolti riguardavano complessivamente oltre 350.000 persone di aree urbane e rurali di tutto il mondo.

Contrariamente a quanto si aspettavano i ricercatori è emerso che, a parte le malattie prima citate, la maggiore o minore diversità genetica non aveva alcun effetto su ben 12 tratti cardio-metabolici, fra cui ben noti fattori di rischio per malattie cardiache, diabete e altre patologie complesse, come i livelli di pressione o di colesterolo nel sangue.

Di fatto, gli unici caratteri complessi che hanno mostrato di essere in correlazione con la diversità genetica dei genitori sono stati altezza e intelligenza generale, anche se una correlazione abbastanza buona è risultata anche per la funzionalità polmonare e per il successo scolastico.
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