Animali Marini

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Gli animali marini

 

 

 

I 4 animali marini a rischio d'estinzione che abbiamo scelto sono:

 

  • ORCELLA ASIATICA

 

I delfini sono mammiferi marini che appartengono all'ordine dei Cetacei. L'orcella asiatica è una specie di delfino che si è adattata a vivere alle foci dei fiumi. E' una specie considerata molto vulnerabile all'estinzione e per questo motivo alcune importanti associazioni sono impegnate a proteggerlo.

 

  • TONNO ROSSO

 

Il tonno rosso è un pesce appartenente alla famiglia Scombridae, conosciuto anche come tonno pinna blu. A causa della pesca intensiva il tonno rosso è a rischio di estinzione e rientra nella lista rossa di GREENPEACE, che segnala le specie marine che necessitano di particolare tutela per contrastarne la riduzione della popolazione dei mari, sconsigliandone in particolare il consumo.

 

  • TARTARUGA VERDE

 

Le tartarughe verdi sono delle grosse e pesanti tartarughe di mare. Il suo nome scientifico è Chelonia mydas. Vive nelle acque costiere tropicali e subtropicali di tutto il mondo ed è considerata la migliore nuotatrice tra le tartarughe marine.

 

  • FOCA MONACA DEL MEDITERRANEO

 

La foca monaca del Mediterraneo é a rischio d'estinzione e rientra nella LISTA ROSSA delle specie di mammiferi marini più minacciati in Europa e uno dei più rari al mondo.

 

I due terzi della popolazione sono morti a causa di epidemie o per avvelenamento da alghe tossiche.  

 

YRRAWADDY

 

I delfini sono mammiferi marini che appartengono all'ordine dei Cetacei. Per “delfini” si intende una famiglia piuttosto vasta di cui si contano una quarantina di specie, che si è adattata a vivere in gran parte dei mari e degli oceani. Nei secoli d’evoluzione la famiglia dei Platanistidi si è adattata a vivere anche in acqua dolce ed è presente in alcuni fiumi dell’Asia. Tra i delfini, l'Orcella asiatica è la specie più vulnerabile all'estinzione, anche se viene chiamato delfino di fiume dell'Irrawaddy, è un delfino oceanico che vive vicino agli estuari di alcuni fiumi dell'Asia sud-orientale. L'Orcella venne avvistata e identificata per la prima volta da Sir Richard Owen nel 1966.

L'Orcella asiatica ha delle caratteristiche distintive quali un grosso melone (organo da cui i delfini emettono e ricevono le onde sonore), una testa arrotondata e il rostro poco evidente. La pinna dorsale è breve, le pinne anteriori sono lunghe e larghe. L'Orcella presenta su tutto il corpo una colorazione chiara. Questo delfino è un nuotatore lento e nuota a pelo dell'acqua, lasciando immersa solo la coda.

La sopravvivenza della specie è legata:

  • alla perdita dell'habitat;

  • all’inquinamento ambientale;

  • alla caccia illegale che avviene sia per il bracconaggio che per la cattura non intenzionale;

  • la qualità delle acque viene pesantemente compromessa da fenomeni di inquinamento;

  • altre minacce per questo delfino sono anch'esse dovute all'uomo che con le navi ne disturba la comunicazione impedendo la socialità del branco;

  • la pesca eccessiva del pesce di cui si nutrono i delfini;

  • la cattura per poterli esporre negli acquari.

     

Il WWF (World Wide Fund for Nature) e l'IUCN (International Uniform for Conservation of Nature) sono impegnate a proteggerla. Attraverso gli uffici nazionali e gli uffici di programma del WWF si sta lavorando per incrementare la sensibilizzazione dell’opinione pubblica in supporto dei progetti di conservazione nei bacini dove vivono.

 

Riferimenti: International Uniform for Conservation of Nature: http://www.iucnredlist.org/details/15419/0

 wwf: http://www.wwf.it/delfino_di_fiume/

 Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Orcaella_brevirostris

 

 TONNO ROSSO

 

  • Qual'e l'habitatdel tonno rosso​?

 Il tonno rosso è un pesce appartenente alla famiglia Scombridae, conosciuto anche come tonno pinna blu. E' diffuso nelle acque tropicali, subtropicali e temperate dell'Oceano Atlantico, nel mar Mediterraneo e nel mar Nero meridionale. Non vive in acque a temperature inferiori ai 10 °C. Frequenta soprattutto le acque al largo e si avvicina alle coste solo in determinati periodi e in determinati punti, di solito nei pressi di isole o promontori.

  • Quali sono le sue caratteristiche​?

 Ha corpo massiccio, fusiforme, con peduncolo caudale sottile, provvisto di 7-10 paia di pinnule. I denti sono piccoli ma disposti in tutta la bocca. Le scaglie sono molto piccole, ma coprono tutto il pesce. Il colore è blu acciaio scuro sul dorso, talvolta quasi nero. Il ventre ed i fianchi sono bianco-argentei. Le pinnule sono gialle, le altre pinne grigie, tranne la seconda dorsale che è rosso-bruna. Si tratta di uno dei più grandi pesci del Mediterraneo: supera i 3 metri di lunghezza e si registra il record di esemplare pesante 725 chilogrammi.

  • Quando si riproducono e qual'è il periodo migliore per la pesca?

 I tonni passano da una fase in cui si muovono in piccoli gruppi poco densi, composti di pesci della stessa taglia, ad una fase in cui si riuniscono in gruppi più fitti. Questa fase coincide con l'inizio della stagione riproduttiva, in cui i tonni migrano verso le aree di riproduzione in banchi numerosi. Le migrazioni dei tonni tendono a passare dagli stessi luoghi e negli stessi periodi, consenteno quindi l'installazione di impianti fissi di pesca che prendono il nome di tonnare. I tonni rossi vivono la maggioranza della vita nell'Atlantico settentrionale, in primavera però si riuniscono in grandi gruppi e migrano verso il Mediterraneo dove si riproducono (“tonni di andata”), in autunno tornano nell'oceano (“tonni di ritorno”). Durante questo viaggio non mangiano e perciò le carni dei tonni di entrata sono più grasse e gustose di quella dei tonni di uscita, per questo la pesca avviene soprattutto in tarda primavera, quando cioè è possibile catturare esemplari la cui carne ha un maggiore valore commerciale. In realtà pare però che non tutti i tonni migrino, sembra infatti che esistano anche delle popolazioni stanziali sia nel Mediterraneo sia nell'Atlantico.

  • Perchè è a rischio d'estinzione?

 La sua carne è molto ricercata, in special modo dai giapponesi per preparare il sashimi ed il sushi. Per questa ragione, questo pesce ha un'enorme importanza commerciale e viene minacciato quindi con una grande varieta' di tecniche di cattura, come la tradizionale mattanza nella tonnara, le reti da circuizione, i palamiti e la fiocina. I pescatori sportivi lo catturano a traina o a drifting (pesca con esche naturali a barca ferma). Una limitazione ed una razionalizzazione nella pesca di questo animale, combinata ad una politica di sostegno e supporto alla riproduzione possono garantire un futuro alla specie ed il mantenimento degli equilibri naturali.

Bibliografia:https://it.wikipedia.org

 

TARTARUGA VERDE

 

Le tartarughe verdi sono delle grosse e pesanti tartarughe di mare dotate di uno guscio largo e levigato, arrivano a pesare fino a 320 KG. Il suo nome scientifico è Chelonia mydas. Vive nelle acque costiere tropicali e subtropicali di tutto il mondo ed è considerata la migliore nuotatrice tra le tartarughe marine.

 

Le tartarughe verdi sono in grave pericolo di estinzione:

 

  • una moltitudine di predatori, compresi i granchi e stormi di gabbiani, cacciano voracemente i neonati durante il tragitto tra il nido ed il mare.

  • vengono uccise per la loro carne e le loro uova

  • muoiono per incidenti con le eliche delle barche

  • muoiono per annegamenti causati dalle reti da pesca

  • muoiono per la distruzione delle terre su cui depongono le uova per abuso umano.

 

Classe: rettili


Dieta: erbivora


Durata media della vita in libertà: 80 anni


Dimensioni: 1,5 metri


Peso: 320 chili

 

 

Ci sono due tipi di tartarughe verdi; una è la tartaruga verde atlantica, che si trova abitualmente nelle acque europee e nordamericane, l'altra è la tartaruga verde del Pacifico orientale, che è stata avvistata nelle acquecostiere dall'Alaska al Cile. I maschi sono leggermente più grandi delle femmine e hanno una coda più lunga. Entrambi hanno pinne somiglianti a pagaie, il che le rende nuotatrici forti e aggraziate. 
Sono erbivore e si nutrono di alghe e piante acquatiche; quelle più giovani invece mangiano anche invertebrati come granchi, meduse e spugne.

L'accoppiamento avviene da luglio a marzo ogni due o quattro anni e normalmente avviene nelle acque basse vicine alla riva. Per il nido le madri escono dal mare e scelgono un'area, spesso sulla stessa spiaggia usata dalle loro madri, per deporre le uova. Scavano una buca nella sabbia con le pinne, lasciandovi tra le 100 e le 200 uova, poi la ricoprono e tornano in acqua, lasciando le uova che si schiuderanno dopo circa due mesi. 

I ricercatori per salvare dall’estinzione questo rettile si occupano, di:

 

  • creare dei recinti di legno sulle spiagge che impediscano alle tartarughe di allontanarsi troppo dalla riva; in questo modo non si perdono sulla terraferma e tornano in mare

  • rigirare le tartarughe che si sono ribaltate sulle spiagge sconnesse

  • spostare le uova deposte in punti in cui l’acqua del mare potrebbe arrivare e portare in punti più sicuri fino alla schiusa

  • sorvegliare le spiagge in cui sono state deposte le uova per evitare che i predatori le mangino

  • controllare nei giorni della schiusa delle uova che nessun uccello dall’alto mangi le piccole tartarughe durante il percorso dal nido fino al mare aperto.

 

FOCA MONACA DEL MEDITERRANEO

 

La foca monaca del Mediterraneo è a rischio di estinzione. A lanciare l’allarme è Wwf Italia; Un tempo l’animale si trovava in tutte le acque costiere del Mediterraneo, tra Mauritania e Marocco si raccoglievano nel periodo riproduttivo più di 300 individui. Oggi, nello stesso tratto di costa, se ne contano al massimo 100. La foca monaca vive solo su alcune isole (le greche dell'Egeo e dello Ionio meridionale) e sulle coste meridionali della Turchia ancora intatte. . Qualche esemplare sopravvive anche in Adriatico, nelle isole della Croazia meridionale e nel Mediterraneo centrale (Sardegna, Sicilia e arcipelago toscano). Le abitudini di vita della foca monaca del Mediterraneo sono in gran parte sconosciute. Non frequenta esclusivamente i bassi fondali in prossimità della costa ma è in grado di compiere per nutrirsi grandi spostamenti lunghi anche decine di chilometri. Inoltre, si immerge continuamente raggiungendo una profondità di 90 metri. I maschi adulti per alcuni mesi all'anno sono territoriali, difendendo tratti di scogliera e non tollerando la presenza di altri maschi. Le femmine adulte, con un ciclo riproduttivo di poco superiore ai 12 mesi, generano in media un cucciolo all'anno. Quando il mare è agitato si immerge e si adagia sul fondo.

 
Il rischio di estinzione: Al genere Monachus appartengono specie distinte: la foca monaca del Mediterraneo (Monachus monachus), la foca monaca delle Hawaii (Monachus schauinslandi) e la foca monaca dei Caraibi (Monachus tropicalis). La specie di foca monaca del Mediterraneo è inserita dall'Unione internazionale per la conservazione della natura nella categoria di minaccia Critically endangered (gravemente minacciata): attualmente la stima è di 300 esemplari, prevalentemente tra le isole greche e turche. La specie di foca monaca delle Hawaii è considerata En - Endangered (minacciata), mentre la foca monaca dei Caraibi Ex - Extinct (estinta).

Gli interventi: La creazione di nuove aree protette e la rigida regolamentazione delle attività di pesca dà ottimi risultati. Nel parco marino delle Sporadi settentrionali in Grecia, in quello delle isole Desertas in Portogallo e in varie località della Turchia è stato riscontrato un aumento nel numero di individui e del loro tasso riproduttivo. Tuttavia, secondo il Wwf, si può fare ancora di più: interventi da parte delle amministrazioni, maggiore sensibilizzazione e controllo costante sul territorio.

FOCA MONACA DEL MEDITERRANO:https://it.wikipedia.org

 

 

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