B) Biografie

 

 

Giulio Natta - 1963
chimica   

Giulio Natta - 1963
Imperia  1903 - Bergamo  1979

motivazione
 

Per le scoperte nel campo della chimica e della tecnologia dei polimeri.

 

 Biografia

Laureato nel 1924 in Ingegneria Chimica al Politecnico di Milano, vi insegnò Chimica Analitica dal1925 al 1932. Nel contempo tenne un corso di Chimica Fisica presso l'Università di Milano. Nel 1933 vinse la cattedra di Chimica Generale all'Università di Pavia. Nel 1935 fu chiamato a Roma alla cattedra di Chimica Fisica e nel 1937 a quella di Chimica Industriale al Politecnico di Torino. Nel 1938 gli fu affidata la direzione dell’Istituto di Chimica Industriale del Politecnico di Milano, quando, a seguito delle leggi razziali, Mario Giacomo Levi dovette abbandonare la sua direzione. Fu proprio in quel laboratorio che fu realizzato nel 1954 il primo campione di polipropilene, scoperta che gli sarebbe valsa il conferimento del Premio Nobel nel 1963, assieme a Karl Ziegler

 
 

«Fatto il polipropilene», annotava Giulio Natta sulla sua agenda l'11 marzo 1954.

Il polipropilene è un polimero, cioè una sostanza formata dall'unione di più molecole di uno stesso composto (dette monomeri), che si succedono costituendo una catena i cui vari anelli sono tenuti insieme da un legame chimico che si ripete con regolarità: ne sono esempi il nylon, il teflon, il polistirolo, il plexiglas. All'inizio degli anni ‘50 non era stato ancora ideato un procedimento per produrre polimeri con configurazioni spaziali dotate di un particolare ordine, corrispondente a specifiche proprietà dei polimeri stessi. Fu Natta a risolvere tale problema, con la scoperta dei catalizzatori stereospecifici (capaci cioè di orientare nello spazio la struttura della catena polimerica) e con la produzione del polipropilene isotattico.

Questo nuovo materiale costituisce oggi una parte significativa dei prodotti di uso quotidiano che ci circondano: dalle confezioni della pasta agli assorbenti igienici, dai pannolini per neonati alla tappezzeria delle autovetture, dagli imballaggi industriali a innumerevoli oggetti in plastica.

Natta amava dire: «ho trovato solo il modo di mettere in fila le molecole come soldatini in parata». E mettendo in fila le molecole ottenne nel 1963 il Premio Nobel per la Chimica insieme a Karl Ziegler, un riconoscimento che premiava gli eccezionali risultati conseguiti nella chimica e nella tecnologia dei polimeri che aprivano esaltanti prospettive applicative.

 

                                     

                                                 Derivati dal polipropilene    

                                                   

 

Guglielmo Marconi - 1909
fisica   

Guglielmo Marconi - 1909
Bologna  1874 - Roma  1937

motivazione
 

In riconoscimento del contributo recato allo sviluppo della telegrafia senza fili.

 

 Biografia

 

Pioniere della radio e imprenditore di successo, brevettò nel 1897 un sistema di telegrafia senza fili che gli assicurò il monopolio delle radiocomunicazioni. La scoperta gli valse il Nobel per la Fisica nel 1909. I tentativi di utilizzare apparati trasmittenti a onde corte, compiuti a partire dal 1916, portarono alla realizzazione, tra il 1922 e il 1927, della prima rete intercontinentale di radiocomunicazioni che utilizzava il sistema delle onde corte a fascio. Durante il regime fascista, cui aveva aderito pubblicamente nel 1923, ricoprì importanti cariche politiche e istituzionali: la presidenza del CNR (1928), dell'Accademia d'Italia (1930) e dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana (1933). 


scheda di mostra

L’idea guida della ricerca di Marconi fu la trasmissione di informazioni a distanza con l’impiego di onde elettromagnetiche. A questo scopo mise a fuoco modalità innovative, utilizzando lunghezze d’onda sempre maggiori che coprissero distanze significative e superassero gli ostacoli naturali. Cominciò così a sperimentare nuove versioni dell’oscillatore di Hertz (l’apparecchio emittente) e del coherer di Brahly (il ricevente), collegando all’aperto emittente e ricevente, prima con la terra e poi anche con un filo verticale isolato dalla terra.

Ecco la fondamentale invenzione di Marconi: l’antenna come sistema materiale adatto a lanciare e raccogliere onde elettromagnetiche. Inizialmente formato da semplici lastre metalliche connesse agli elettrodi, l’antenna si è successivamente evoluta, grazie allo stesso Marconi, sino ai più sofisticati dispositivi dei giorni nostri. Il Nobel assegnatogli, assieme a Karl Ferdinand Braun, nel 1909 – il primo Premio per la Fisica conferito a un italiano – riconosceva il contributo fondamentale recato dal ricercatore bolognese allo sviluppo della telegrafia senza fili.

Dopo l’invenzione dell’antenna, Marconi effettuò due ulteriori importanti scoperte circa la propagazione delle onde radio: quella della ionosfera, che permise la prima trasmissione transatlantica nel 1901, e quella della diffusione troposferica delle onde radio. Il suo sistema risulta ancora oggi di estremo interesse: Marconi trasformò i risultati delle sue ricerche sperimentali in un sistema tecnologico e imprenditoriale che rivoluzionò la vita quotidiana di tutto il mondo.


  

 

 

Enrico Fermi - 1938
fisica   

Enrico Fermi - 1938
Roma  1901 - Chicago  1954

motivazione

 

Per aver dimostrato l’esistenza di nuovi elementi radioattivi prodotti dall’irradiazione del neutrone, e per la conseguente scoperta delle reazioni nucleari indotte dai neutroni lenti

  


Biografia

 

Laureato in Fisica alla Scuola Normale di Pisa, Fermi lavorò, tra il 1923 e il 1924, con Max Born a Gottinga e poi con Ehrenfest a Leida. Nel 1926 scoprì la legge statistica, oggi nota come “statistica di Fermi”, e nello stesso anno vinse la cattedra di Fisica Teorica all'Università di Roma, che mantenne fino al 1938. In quell’anno – dopo aver ritirato il Premio Nobel a Stoccolma – si trasferì con la famiglia negli Stati Uniti, alla Columbia University di New York, per sfuggire le leggi razziali emanate dal regime fascista. Nel 1933 propose la sua teoria del “decadimento b” e, nel 1934, ottenne i primi isotopi radioattivi dal bombardamento con neutroni. Nel 1942 si trasferì al Metallurgical Laboratory di Chicago, dove iniziò la costruzione di un reattore nucleare. Tra 1944 e il 1946 lavorò ai laboratori di Los Alamos. Successivamente insegnò Fisica all'Università di Chicago, dove rimase fino alla morte. 


scheda di mostra

Quando Enrico Fermi e i suoi collaboratori decisero di dedicarsi alla fisica nucleare, si conoscevano già varie proprietà del nucleo atomico. Si sapeva, per esempio, che la maggior parte dei nuclei che esistono in natura sono stabili, mentre altri sono radioattivi, cioè si trasformano spontaneamente in nuclei di altri elementi.

Nel gennaio 1934 Irène Curie e Frédéric Joliot annunciarono la scoperta della radioattività artificiale: Fermi ebbe subito l'idea di cercare di produrre nuovi elementi radioattivi utilizzando sorgenti di neutroni. In poco tempo vennero irradiati con neutroni una sessantina di elementi e in almeno quaranta di essi vennero scoperti e spesso identificati nuovi elementi radioattivi. L'estrema importanza di questi risultati apparve subito evidente a livello internazionale. Essa venne ufficialmente sancita nel 1938 con l’assegnazione a Fermi del Premio Nobel per la Fisica, proprio per essere riuscito a produrre nuovi elementi radioattivi mediante irradiazione con neutroni e per aver scoperto le reazioni nucleari prodotte dai neutroni lenti.

Dopo essersi recato a Stoccolma per ritirare il Premio, Fermi non rientrò a Roma, ma proseguì il proprio viaggio negli Stati Uniti, dove decise di trasferirsi con la moglie (che era ebrea) a seguito delle leggi razziali emanate dal regime fascista. Esercitavano su di lui forte attrazione anche le condizioni ottimali offerte dagli Stati Uniti perché potesse dare sviluppo alle ricerche. Nel 1942 Fermi realizzò negli USA il primo reattore nucleare.

 

 

Cento Pulsar
 


 

Riccardo Giacconi - 2002
fisica   

Riccardo Giacconi - 2002
Genova  1931

motivazione
 

Per i pionieristici contributi recati all’astrofisica, che hanno condotto alla scoperta delle fonti dei raggi X cosmici.


 Biografia

 

Dopo la laurea in Fisica all’Università di Milano, collaborò con un’azienda privata di Cambridge (Mass.) impegnata in ricerche spaziali commissionate dalla NASA. Con i suoi collaboratori sviluppò i primi telescopi per raggi X ad incidenza radente e riuscì a lanciarli a bordo di razzi. In questo modo, nel 1962, scoprì Sco X-1, la prima sorgente extraterrestre nota di raggi X. Un anno dopo progettò un satellite dedicato allo studio delle sorgenti astronomiche altamente energetiche. Il satellite – il cui nome era Uhuru ("Libertà" in swahili) – fu messo in orbita nel 1970 dalla base S. Marco in Kenya. Giacconi si è interessato anche delle osservazioni solari nella banda dei raggi X del Sole, effettuate per la prima volta con un telescopio a bordo dello Skylab, e allo sviluppo di un nuovo satellite per raggi X.

Nel 1981 fu nominato direttore dello Space Telescope Institute presso la Johns Hopkins University di Baltimora. Nel 1993 l'European Southern Observatory affidò alla sua direzione la costruzione del più grande interferometro ottico: il Very Large Telescope.

  
scheda di mostra

 

Nell’ultimo secolo l’astronomia ha avuto uno sviluppo eccezionale, che può essere confrontato per intensità e importanza con quello registrato ai tempi di Galileo, quando le concezioni tradizionali dell’Universo vennero in pochi decenni radicalmente riformate. Telescopi ottici sempre più grandi e perfezionati hanno permesso di esplorare regioni dell’Universo così remote che la luce, per arrivare fino a noi, impiega oltre dieci miliardi di anni. Al tempo stesso, gli astronomi hanno sviluppato strumenti a terra e nello spazio che consentono di rilevare radiazioni diverse dalla normale luce alla quale è sensibile l’occhio umano. Sono nate così l’astronomia radio, quella infrarossa e ultravioletta, quella dei raggi X e gamma.

Il Premio Nobel a Giacconi rappresenta il riconoscimento dell’importanza delle tecnologie introdotte da lui e dai suoi collaboratori per osservare l’Universo attraverso i raggi X e delle scoperte che ne sono conseguite. Esse hanno portato a conoscere l’esistenza di astri collassati, quali le stelle di neutroni e i buchi neri, oltre che a studiare fenomeni violenti extragalattici in cui vengono liberate grandi quantità di energia. Il Nobel premia inoltre un grande scienziato che, nella sua carriera, ha contribuito in modo decisivo anche all’utilizzo del telescopio spaziale Hubble e alla costruzione del telescopio europeo VeryLargeTelescope (VLT), il maggiore al mondo, con un diametro di 16 metri. Il VLT è installato sulle Ande cilene.

Per tutte queste acquisizioni è incontestabile che Riccardo Giacconi ha recato un contributo decisivo al progresso dell’astronomia del ventesimo secolo.     

 

                                   

Neutrini: particelle del processo                                       Telescopio spaziale a raggi X     

di fusione nelle stelle

 

 

Renato Dulbecco - 1975
medicina   

Renato Dulbecco - 1975
Catanzaro  1914 - La Jolla  2012

motivazione
 

Per le scoperte riguardanti l'interazione tra i virus tumorali e il materiale genetico della cellula.

 

 Biografia

Laureato in Medicina a Torino, dopo le esperienze belliche che lo videro militare nel 1943 tra i partigiani, si trasferì nel 1947 negli Stati Uniti, a Bloomington, chiamatovi da Luria. Studiò le trasformazioni indotte dalle radiazioni nel DNA dei fagi, attirando l'attenzione di Delbrück, che nel 1949 lo invitò a Pasadena, al California Institute of Technology, dove scoprì il virus mutante della poliomielite. Dal 1958 spostò l'attenzione sui virus che inducono tumori, descrivendo il meccanismo di interazione tra i DNA della cellula ospite e del virus. Per queste scoperte fu insignito del Nobel nel 1975. Ha successivamente lavorato al Salk Institute di La Jolla in California e all'Imperial College di Londra. Dal 1986 è impegnato nel Progetto Genoma Umano. Muore nel 2012.


scheda di mostra

 

Dulbecco ha esteso allo studio dei virus animali i metodi sperimentali e quantitativi, utilizzando le colture cellulari per analizzare a livello genetico-molecolare l’attività dei virus come agenti sia infettivi sia in grado di trasformare cellule normali in cellule tumorali. Dopo aver messo a punto nei primi anni ‘50 le tecniche di coltura e di analisi quantitativa lavorando con i virus dell’encefalite equina e della poliomielite, pochi anni più tardi passò allo studio dei virus che, infettando le cellule, ne provocano la trasformazione tumorale.

Lavorando con il virus del polioma e con le cellule di criceto, Dulbecco e la sua collaboratrice Margherite Vogt, una ricercatrice di biologia molto abile nelle colture tissutali, osservarono nel 1960 che quando il virus si riproduceva distruggeva le cellule; tuttavia, nelle cellule divenute tumorali, il virus non si riproduceva. Ciò indusse a ipotizzare che il materiale genetico del virus causasse la trasformazione tumorale in quanto si associava al DNA della cellula, interferendo con i meccanismi di controllo della crescita cellulare.

Ma in che modo si associava? Solo fisicamente o chimicamente? Per dare risposta a questo interrogativo Dulbecco si dedicò a un’intensa attività di ricerca presso il nuovo Salk Institute di La Jolla, in California, dove si recò nel 1962. Grazie a una serie di ingegnosi esperimenti, nel 1968 riuscì a dimostrare che, nelle cellule trasformate, il DNA virale è chimicamente integrato con quello della cellula.

Il Premio Nobel per la Medicina gli venne conferito nel 1975 per le sue ricerche sulla degenerazione tumorale delle cellule.

http://www.nexusedizioni.it/misteri-irrisolti/files/2007/11/CellulaEucariota.jpg
 (DNA cellula)                                       ( cellula)                                      

Rita Levi-Montalcini - 1986
medicina   

Rita Levi-Montalcini - 1986

Torino  1909- Roma 2012

motivazione
 

Per le scoperte sui “fattori di crescita” del sistema nervoso.

 

Biografia 

 

Allieva della scuola torinese di Giuseppe Levi, vi si laureò nel 1936. Stava terminando gli studi di psichiatria e neurologia quando le leggi razziali del 1938 la costrinsero a emigrare in Belgio. Poco prima dell'invasione tedesca del Belgio tornò a Torino, dove allestì un laboratorio domestico. Durante la guerra si rifugiò nelle campagne torinesi, poi a Firenze, nel 1943, dove fu in contatto con le forze partigiane. Nel 1944 operò come medico nelle forze alleate. Rientrata a Torino nel 1945, riprese gli esperimenti sugli embrioni di pollo, ispirata dagli studi di Viktor Hamburger, il quale, nel 1947, la invitò a Saint Louis. Rimase fino al 1977 negli USA, dove realizzò gli esperimenti fondamentali che la condussero alla scoperta del Nerve Growth Factor (NGF), che le meritò il Nobel nel 1986. Restò comunque legata all'Italia, dove creò un’unità di ricerca nel 1962, a Roma, e diresse, dal 1969 al 1978, l'Istituto di Biologia Cellulare del CNR. Dal 1979 svolge ricerca solo in Italia.Muore a Roma nel 2012 .

scheda di mostra

 

I primi studi di Rita Levi-Montalcini dimostrarono che nel veleno del serpente e nelle ghiandole salivari di diverse specie animali è presente una sostanza che promuove la crescita delle cellule nervose appartenenti al sistema simpatico, una branca del sistema nervoso autonomo formata da vari gangli – o raggruppamenti di neuroni – che controllano il ritmo cardiaco, la costrizione delle pupille, la contrazione delle fibre muscolari dell’intestino e dei vasi sanguigni.

La sostanza estratta dalle ghiandole salivari venne ben presto chiamata «fattore di crescita del sistema simpatico», o NGF (NerveGrowthFactor), una molecola proteica di peso molecolare 44000. Questa molecola stimola la crescita di tutte le cellule nervose non soltanto nelle fasi embrionali, quando il sistema nervoso prende corpo, ma anche nel corso dei processi di ristrutturazione e riparazione dei circuiti nervosi: l’NGF, infatti, non viene prodotto esclusivamente da alcune ghiandole ma dalle stesse cellule nervose, che in tal modo inducono altre cellule a collegarsi con loro in rete.

Gli studi sull’NGF hanno dimostrato che il cervello e i suoi circuiti si realizzano non solo sulla base di un programma genetico che prevede ogni minimo dettaglio, ma anche grazie agli scambi di informazione e agli stimoli che provengono dai diversi gruppi di neuroni, ad esempio, nel corso della registrazione di nuove esperienze, come avviene nei processi di memorizzazione. In sostanza, l’NGF può essere definito come la molecola della plasticità nervosa.

Furono proprio gli studi innovativi condotti per oltre un trentennio dalla Levi-Montalcini sul meccanismo di azione dell’NGF a essere premiati, nel 1986, con il Nobel per la Medicina, che condivise con Stanley Cohen.

 

Struttura chimica               
 Struttura del fattore di crescita nervoso (NGF-nerve-growth-factor)           Sistema nervoso umano


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Etichette
Visualizzato commento 5 di 5 : vedi tutti
In questa pagina abbiamo inserito alcuni Premi Nobel in campo scientifico.
Inviato 14:54, 15 Feb 2013 ()
Ecco le biografie dei nobel scelti dal nostro gruppo.
Inviato 14:36, 3 Mar 2013 ()
vanno benissimo, bisogna solo ridurre alcuni testi e spiegare in breve alcuni concetti molto difficili, lo faremo insieme, intanto dovete trovare delle immagini, oltre ai ritratti da associare agli studi dei premi nobel,tipo un oggetto di polipropilene ......da inserire su prezi.
potete iniziare a inserire i testi su prezi, li modifichiamo anche dopo
Inviato 17:39, 4 Mar 2013 ()
che belle le immagini
Inviato 18:29, 7 Mar 2013 ()
ridurre un pochino i testi , nel prezi separare la biografia dal commento sulle motivazioni del Nobel, in due bolle diverse per non avere troppe scritte in una sola bolla, non si puo' copiare il testo cosi com'e' perche' rimane con l'impaginazione del sito che non va bene, dovete copiarne un pezzettino per volta 14:03, 8 Mar 2013 modificato
Inviato 13:59, 8 Mar 2013 ()
Visualizzato commento 5 di 5 : vedi tutti
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