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COME MIGLIORARE LA PERCEZIONE VISIVA ALLENANDO IL CERVELLO

 Grazie a tecniche di addestramento percettivo usate finora per recuperare deficit come il cosiddetto "occhio pigro" si può migliorare notevolmente la vista anche in soggetti normali. Lo dimostra un studio condotto su una squadra di baseball universitaria: i giocatori sottoposti all'addestramento hanno ottenuto un incremento dell'acuità visiva e delle prestazioni su campo (red)

L'addestramento percettivo, usato finora su soggetti con deficit visivi, può migliorare la vista anche in soggetti normali. Lo ha dimostrato una ricerca sperimentale pubblicata su “Current Biology” a firma di Jenni Deveau, Daniel J. Ozer e and Aaron R. Seitz dell'Università della California a Riverside (UCR), condotta su una squadra di baseball: sono bastano due mesi di esercizi continuativi per ottenere un notevole miglioramento nell'acuità visiva di entrambi gli occhi, e quindi anche delle prestazioni durante le partite.

“L'obiettivo del programma era di addestrare il cervello a rispondere meglio agli input che riceve dal senso della vista", spiega Seitz. “Come per molte altre capacità e competenze, il nostro potenziale va oltre la normale prestazione; sappiamo che con la ginnastica e l'esercizio possiamo incrementare la prestanza fisica, e lo stesso vale per il cervello: esercitando i nostri processi cerebrali, possiamo migliorare la nostrafitness mentale”.

<figure class="img-left" style="float: left; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 460px;">L'allenamento percettivo che migliora la vista<figcaption>Le statistiche nel baseball hanno un ruolo importante: in questo caso, hanno evidenziato l'utilità dell'addestramento percettivo per migliorare le prestazioni sul campo (© Ocean/Corbis)</figcaption></figure>L'esperimento ha coinvolto i giocatori della squadra di baseball della UCR, divisi in due gruppi: il primo ha seguito un programma di addestramento percettivo con il filtro di Gabor, un tecnica che produce diversi schemi visivi e che viene usata da tempo per la neurostimolazione in soggetti con problemi di vista, in particolare di ambliopia, il cosiddetto "occhio pigro", che determina un'alterata percezione dello spazio. Il secondo gruppo non ha seguito alcun addestramento percettivo ed è servito da controllo.

Al termine dell'addestramento, seguito per 25 minuti al giorno, per quattro giorni alla settimana per due mesi, i giocatori del gruppo di addestramento hanno un dimostrato un miglioramento del 31 per cento nell'acuità binoculare, misurata con un'apposita scala. 

I giocatori hanno anche riferito di vedere la palla meglio di prima, di avere una maggiore visione periferica e vedere facilmente più lontano, oltre che di essere in grado di distinguere anche oggetti in condizioni di basso contrasto. Questi giudizi soggettivi sono stati confermati dalle prestazioni sul campo, verificate con le statistiche dei "fuori campo", degli strike e così via.

Il risultato, affermano gli autori, dimostra per la prima volta che l'addestramento percettivo consente di migliorare diversi aspetti della capacità visiva anche quando non sono deficitari; per questo, gli autori progettano di ripetere la sperimentazione con altri gruppi di persone o categorie professionali, come le forze di polizia, a cui l'acuità visiva garantisce maggiori margini di sicurezza.

Come cambia il cervello adolescente

Molti genitori di figli adolescenti possono aver  pensato occasionalmente che il cervello dei propri figli sia differente da quello di bambini e adulti; ora tale circostanza è confermata da una ricerca scientifica. Sull’ultimo numero della rivista "Journal of Adolescent Health", infatti, Jay N. Giedd e colleghi del National Institute of Mental Health (NIMH) descrivono come i cambiamenti nel cervello degli adolescenti influisca sui fattori cognitivi emotivi e comportamentali. Si tratta di una revisione dei risultati del Longitudinal Brain Imaging Project del NIMH.

Tale studio, così come altri, indica come la materia grigia aumenti in volume approssimativamente fino alla preadolescenza per poi diminuire fino alla vecchiaia. I cambiamenti anatomici e fisiologici sono stati determinati nel dettaglio grazie alla tecnica di risonanza magnetica

 Questa incredibile plasticità del cervello dell’adolescente li espone a grossi rischi ma li dota anche di grandi opportunità.”

Da questo studio come da altri studi sulle neuroscienze dell’adolescenza, sono emersi tre grandi temi. Il primo riguarda l’incremento funzionale e strutturale nella connettività e nei processi integrativi distribuiti in moduli cerebrali, che diventano sempre più integrati. Per usare una metafora, la maturazione non è l’equivalente della addizione di nuove lettere all’alfabeto, ma la combinazione di lettere precedentemente formate in nuove parole, delle parole in frasi e delle frasi in paragrafi.

Un secondo ambito riguarda lo schema generale del raggiungimento di un picco della materia grigia nell’infanzia che riguarda in particolare i lobi frontale, parietale, temporale e occipitale seguito da un declino nel corso dell’adolescenza: così parti del cervello ipersviluppate vengono dismesse, e la struttura complessiva del cervello diviene più raffinata.

Il terzo tema è il cambiamento nell’equilibrio tra le funzioni limbiche/subcorticali e le funzioni del lobo frontale, che si estendono nella prima parte dell’età adulta: esse fanno sì che i sistemi cognitivo ed emotivo maturino con velocità differenti.

I cambiamenti cognitivi e comportamentali che hanno luogo durante l’adolescenza possono essere compresi adottando una prospettiva di un incremento delle “funzioni esecutive”, un termine che comprende un’ampia gamma di abilità, compresa l’attenzione, l’inibizione la risposta, la regolazione delle emozioni non che l’organizzazione e la pianificazione a lungo termine.

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bello!
Inviato 20:49, 24 Feb 2014 ()
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