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Comunicato Stampa : è attraverso la consapevolezza del nostro corpo che entriamo in relazione col mondo esterno. Ma che succede quando perdiamo questa capacità per un danno al cervello? Uno studio dell’Università di Milano-Bicocca, pubblicato sulla rivista Brain, rivela per la prima volta le evidenze fisiologiche di questo effetto. Che conduce fino a non riconoscere più i propri arti.
 

 
 
Milano, 26 marzo 2014 :
La perdita di coscienza del proprio corpo, in seguito a un danno al cervello causato da un ictus o un' ischemia, più frequentemente localizzato nell' emisfero destro, può indurre chi ne è colpito a non riconoscere come proprio un arto (braccio o una gamba), affermandolo esplicitamente. Eppure non si tratta di un disturbo psichiatrico ma di un disturbo neurologico.

Ora, uno studio condotto da Angelo Maravita e Daniele Romano del dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca in collaborazione con l’Università di Pavia e l’Ospedale Niguarda di Milano, pubblicato online sulla rivista inglese Brain ha evidenziato per la prima volti gli effetti fisiologici di questo disturbo, contribuendo a chiarire i meccanismi alla base della perdita della coscienza di se stessi. Scoprendo che questo processo è così pervasivo che non si riescono a percepire più neppure le minacce verso l’arto sentito come estraneo.

L’esperimento è stato condotto avvicinando una potenziale fonte di dolore (un ago) a un 
arto di tre gruppi di pazienti affetti da patologie che comportano la perdita di sensibilità o di movimento degli arti: somatoparafrenici, emiplegici e anosognosici. I somatoparafrenici, a differenza degli altri, hanno mostrato un'assenza di risposta  all’avvicinarsi dell’ago, senza avere alcuna reazione.

«Il processo di perdita di coscienza – spiegano Angelo Maravita e Daniele Romano, rispettivamente professore  di Psicobiologia e Dottore di ricerca di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca – è talmente profondo che non si riescono neppure a percepire le minacce e non si attiva nessuna reazione di difesa. Il disordine della coscienza, indotto dalla lesione è tale che si arriva a un rifiuto del proprio arto. Stiamo parlando di pazienti che non hanno alcun tipo di disturbo psichico e che sono in grado di intendere e volere. Eppure, anche se talora sono addirittura imbarazzati perché comprendono la stranezza di quanto affermano, continuano a sostenere che il braccio è di un’altra persone anche se attaccato al loro corpo».
 
 
 

Homunculus

 

 

Non sta seduto in poltrona a guardare la TV, ma è comunque nella vostra testa. A vederlo è brutto forte: ha enormi mani attaccate a braccia sottili sottili, un busto e delle gambe scarni, grandi labbra e grandi orecchie, grossi occhi e naso "importante".
Che sia così sgraziato dipende dal fatto che è la rappresentazione proporzionale di voi stessi sulla vostra corteccia somatosensoriale. 
Nel cervello infatti alle sensazioni tattili provenienti per esempio dalle mani è dedicata una porzione molto grande di corteccia mentre a quelle provenienti dalla schiena è dedicata una porzione più piccola. L'homunculus sensoriale è una mappa, ed ha per ciascun distretto le dimensioni delle aree della corteccia somatosensoriale dedicate a ciascuna parte del corpo.
Homunculus1Jaako Hakulinen ha creato sul suo sito una applet java dell'homunculus in cui confronta l'homunculus sensoriale e quello motorio, cioè la rappresentazione che il cervello ha di noi ai fini del movimento e non della sensazione. Cliccando sui vari distretti si può visualizzare oltre che la dimensione anche la localizzazione dell'area corticale dedicata.

Ma volete sapere com'è il vostro homunculus? Si può fare valutando la vostra risoluzione tattile.
Mettiamo il caso che vogliate conoscere quanto sia grande la sua mano destra.
Misurate la vostra mano destra (mettiamo che sia 9 cm) poi fatevi "pungere" sul dorso della mano da un amico alternativamente con una matita o con due matite poste a una distanza di pochi centimetri. Avvertirete distintamente la differenza. Dopo di che dite all'amico di avvicinare sempre di più le matite quando le usa entrambe. Ci sarà ad un certo punto una distanza alla quale non riuscirete più a distinguere quante matite vi stanno pungendo. E' stato superato il limite della vostra risoluzione tattile. Dividete i 9 cm della vostra mano per la distanza-limite(facciamo conto che sia 0,2 cm) e avrete 45 unità.Homunculus2 

Se fate lo stesso esperimento sulla schiena vi sorprenderete alla scoperta che già a meno di 4 cm di distanza fra le matite non riuscite più a capire se sono due o è una. 

07 marzo 201407 marzo 2014

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Comunicato stampa: Il riconoscimento di congruenza e incongruenza degli stati d’animo espressi col linguaggio del corpo avviene in 300 millisecondi nella corteccia orbito-frontale del cervello. Lo rivela una ricerca  dell’Università di Milano-Bicocca pubblicata sulla rivista PLOS ONE

Milano, 7 marzo 2014 – Al nostro cervello bastano 300 millisecondi per capire se l’espressione o l’atteggiamento fisico di una persona sono coerenti con lo stato d’animo che dovrebbe esprimere o con una descrizione verbale dello stesso stato d’animo. E se non lo sono, il messaggio verbale ha vita breve! Infatti il cervello confronta molto rapidamente gli input provenienti dalle aree che elaborano le espressioni facciali, la mimica e i movimenti del corpo (incluso il sistema specchio) e le confronta con sensazioni viscerali della nostra memoria affettiva per una verifica immediata. Lo rivela una ricerca coordinata dall’Università di Milano-Bicocca pubblicata oggi sulla rivista americana PLOS ONE.

Lo studio (Comprehending body language and mimics: an ERP and neuroimaging study on Italian actors and viewers, PLOS ONE http://dx.plos.org/10.1371/journal.pone.0091294) è stato realizzato da Alice Mado Proverbio, del dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca in collaborazione con Marta Calbi, dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma, Alberto Zani, dell’Istituto di Fisiologia e bioimmagini molecolari del Cnr e Mariella Manfredi, dipartimento di Scienze Cognitive della University of California San Diego.

A trenta studenti universitari sono state fatte osservare 280 fotografie nelle quali otto attori teatrali mimavano differenti stati d’animo. Durante l’osservazione delle foto, accompagnate da descrizioni verbali dell’emozione interpretata, è stata effettuata la tomografia elettromagnetica a bassa risoluzione (LORETA, low resolution electromagnetic tomography) per misurare l’attività elettromagnetica del cervello. In questo modo è stato misurato il tempo nel quale il nostro cervello riconosce l’incongruenza – 300 millisecondi, appunto – ed è stata identificata la regione del cervello nella quale avviene il riconoscimento: la corteccia orbito frontale ventromediale.

È in questa regione che vengono elaborati i segnali, che arrivano letteralmente dalla “pancia” (come ci sentiamo di fronte all’atteggiamento di chi ci sta davanti). Si tratta dei marker viscero-somatici legati ai nostri ricordi e alle nostre memorie affettive più profonde. Queste informazioni, una volta giunte nella corteccia orbito frontale ventromediale, vengono usate per prendere decisioni come, ad esempio, capire se una persona è sincera oppure no con noi.

«Questa ricerca – spiega Alice Proverbio, professoressa associata di Psicobiologia e coordinatrice della ricerca – è finalizzata a capire quali sono i meccanismi attraverso i quali
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