L' Orlando Furioso

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Continuazione dell' Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo. Racconta l'amore tra Orlando e Rinaldo.Il  poema, composto da 46 canti in ottave (38.736 versi in totale), ruota attorno al personaggio di Orlando, a cui è dedicato il titolo, e a numerosi altri personaggi. L'opera, riprendendo la tradizione del ciclo carolingio e in parte del ciclo bretone, si pone a continuazione dell'Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo. Caratteristica fondamentale dell'opera è il continuo intrecciarsi delle vicende dei diversi personaggi che vanno a costituire molteplici fili narrativi, tutti armonicamente tessuti insieme. La trama ruota intorno a tre vicende principali: l'aspetto epico è dato dalla guerra tra pagani (musulmani) e cristiani che fa da sfondo all'intera narrazione e si conclude con la vittoria cristiana in seguito allo scontro tra gli eroi avversari. La vicenda amorosa si incentra invece sulla bellissima Angelica, in fuga da numerosi spasimanti, tra i quali è protagonista per l'Ariosto il paladino Orlando; tuttavia Angelica incontrerà il pagano Medoro e lo sposerà felicemente, causando l'ira e la conseguente follia di Orlando (risanata solo in conclusione). Il terzo motivo, quello encomiastico, consiste nel difficile amore tra Ruggero, guerriero pagano, e Bradamante, guerriera cristiana, che riusciranno a congiungersi solo dopo la conversione di Ruggero, al termine della guerra: da questa unione discenderà infatti la Casa d'Este.                                                               

 

 

Orlando furioso
Orlando Furioso 9.jpg
Scena del poema illustrata da Gustave Doré
Autore Ludovico Ariosto
1ª ed. originale 1516, 1521, 1532
Genere Poema
Sottogenere Poema cavalleresco
Protagonisti Orlando
Altri personaggi Bradamante, Agramante, Rinaldo, Medoro, Astolfo, ecc.

 

Trama

Ruggiero cavalcando l'ippogrifo, salva Angelica dal mostro marino: dipinto dell'artista Jean Auguste Dominique Ingres, 1819, Parigi, Musée du Louvre.
Norandino e Lucina scoperti dal Ciclope, olio su tela di Giovanni Lanfranco, 1624, Roma, Galleria Borghese.
Angelica si innamora di Medoro, dipinto di Simone Peterzano, Collezione privata.

composizione dell'opera

 

Alla vigilia della battaglia tra i Mori che assediano Parigi ed i cristiani, Carlo Magno affida Angelica al vecchio Namo di Baviera, per evitare la contesa tra Orlando e Rinaldo che ne sono entrambi innamorati, e la promette a chi si dimostrerà più valoroso in battaglia.

I cristiani sono messi in rotta e Angelica ne approfitta per fuggire ancora ed incontra un vecchio eremita. Durante il viaggio, il perfido Pinabello scopre che Bradamante appartiene alla casata dei Chiaramontesi, nemica di quelli di Maganza, a cui egli appartiene: allora a tradimento getta la fanciulla in una profonda caverna. Qui però Bradamante è salvata dalla maga Melissa, che la guida alla tomba di Merlino, dove la guerriera viene a conoscere tutta la sua illustre discendenza, la casata estense. Melissa informa Bradamante che, per poter liberare Ruggiero, dovrà impadronirsi dell'anello magico di Angelica, ora in possesso del nano Brunello; l'anello infatti ha un doppio potere: portandolo al dito dissolve gli incantesimi, mettendolo in bocca rende invisibili o tramortiti.

Orlando, in seguito a un sogno, parte da Parigi alla ricerca di Angelica, seguito dal fedele amico Brandimarte. A sua volta la sposa di questo, dopo un mese, parte alla sua ricerca. Orlando salva Olimpia dagli intrighi di Cimosco, re della Frigia, e libera il suo promesso sposo, Bireno. Il giovane però si innamora della figlia di Cimosco, sua prigioniera, e abbandona Olimpia su una spiaggia deserta.

Intanto Ruggiero, che ha appreso da Logistilla a mettere le redini all'ippogrifo, giunge in Occidente, salva Angelica dall'orca ed è affascinato dalla sua bellezza; ma la fanciulla, che è tornata in possesso del suo anello fatato, si dilegua.

Orlando giunge anch'egli all'isola di Ebuda e salva Olimpia da una sorte analoga a quella di Angelica. Proseguendo nella ricerca della donna amata, resta prigioniero in un palazzo fatato di Atlante, insieme a Ruggero, Gradasso, Ferraù, Brandimarte. Vi giunge anche Angelica, che libera Sacripante per farsi da lui scortare, ma per errore anche Orlando e Ferraù la inseguono.

Mentre questi combattono, Angelica si dilegua portando via l'elmo di Orlando. Il paladino libera la pagana Isabella, che, innamorata del cristiano Zerbino, è stata rapita dai briganti mentre cercava di raggiungerlo. Nel palazzo fatato di Atlante cade prigioniera anche Bradamante, sempre alla ricerca di Ruggero. Intanto i Mori scatenano l'assalto a Parigi, e il re saraceno Rodomonte riesce a penetrare nella città, compiendo imprese straordinarie.

In soccorso a Parigi è giunto Rinaldo con le truppe inglesi e scozzesi, e con l'aiuto dell'arcangelo Michele. Il paladino uccide il re Dardinello; nella notte due suoi fedeli, Cloridano e Medoro, ne cercano il cadavere sul campo di battaglia e alfine lo trovano, ma vengono sorpresi dai cristiani; Cloridano viene ucciso e Medoro resta gravemente ferito sul terreno. Viene trovato da Angelica, che si innamora di lui, anche se è un umile fante; i due si uniscono in matrimonio e partono per raggiungere il Catai.

Orlando intanto ricongiunge Isabella a Zerbino e insegue il re tartaro Mandricardo. Per caso capita sul luogo degli amori di Angelica e Medoro e vede incisi i loro nomi ovunque. Dal pastore che li aveva ospitati apprende la loro storia d'amore, e per il dolore diviene pazzo. Trasformatosi in una sorta di essere bestiale, compie folli imprese distruttive. Per difendere le armi che Orlando ha disperso, Zerbino si batte con Mandricardo e viene ucciso. A Parigi i cristiani sono di nuovo sconfitti in battaglia. Ma l'arcangelo Michele scatena la discordia nel campo pagano e i vari guerrieri entrano in contesa fra di loro.

Rodomonte apprende che la sua promessa sposa, Doralice, gli ha preferito Mandricardo e, quasi folle, lascia il campo saraceno, proclamando il suo disprezzo per tutte le donne. Invece, incontrata Isabella, si innamora di lei. La fanciulla, per serbarsi fedele alla memoria di Zerbino e per sottrarsi alla violenza del pagano, si fa uccidere da lui con un inganno.

Rodomonte si imbatte in Orlando folle, e i due ingaggiano una lotta. Poi Orlando, sempre fuori di sé, passa a nuoto fino in Africa. I Saraceni sono di nuovo sconfitti, e devono ripiegare nel Sud della Francia, ad Arles. Astolfo, venuto in possesso dell'ippogrifo, vaga per varie regioni, giunge in Etiopia, dove libera il re Senapo dalla persecuzione delle Arpie, discende nell'Inferno, sale al paradiso terrestre, poi sulla Luna dove recupera il senno perduto da Orlando. Bradamante cade in preda ad una folle gelosia, perché crede che Ruggiero ami Marfisa.

Composizione dell'opera

Le vicende di Orlando e dei paladini di Carlo Magno erano già molto note alla corte estense di Ferrara grazie all'Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo quando l'intellettuale cortigiano Ariosto comincia a scrivere il nuovo romanzo attorno al 1505. Il poema, pur essendo concepito come gionta (continuazione) dell'Orlando Innamorato del Boiardo, non fu mai un vero e proprio seguito del poema boiardesco: infatti, in quello che Alberto Casadeidefinisce «finale epico», Ariosto non richiuse il "cerchio" con l'opera del Boiardo.

La trama infatti si sviluppa a partire dalla rotta cristiana anziché dall'assedio di Parigi dove Boiardo interruppe la sua opera. La materia cavalleresca, i luoghi e i personaggi principali sono gli stessi, ma l'elaborazione di tutti gli elementi risponde a una ricerca letteraria molto più profonda. I personaggi acquistano una dimensione psicologica potente, il racconto diviene un insieme organico di vicende intrecciate in un'architettura di complessità grandiosa. La veste linguistica – specialmente dalla terza edizione – è completamente rivista, dando vita ad una forma di comunicazione letteraria del tutto nuova.

Prima edizione dell'Orlando Furioso

Il nuovo poema di Ariosto differiva dalle opere letterarie precedenti: non è più definibile, in senso stretto, un poema di corte, ma è la prima opera letteraria di intrattenimento ad essere pensata e curata per la pubblicazione a stampa, cioè per la diffusione presso un pubblico più vasto possibile. Si tratta perciò della prima grande opera di letteratura moderna nella cultura occidentale.

     Edizioni e revisioni

  1. Ariosto iniziò la prima stesura dell'opera tra il 1504 ed il 1506. Tuttavia la prima edizione dell'Orlando furioso, che conteneva solo 40 canti (e non 46, come nell'edizione definitiva), fu pubblicata dopo 10 anni, a Ferrara, nell'aprile 1516, per l'editore Giovanni Mazocco: questa portava una dedica al cardinale Ippolito d'Este - per il quale lavorava Ariosto in quel momento - il quale, poco interessato alla letteratura, non mostrò alcun apprezzamento.
  2. La seconda edizione fu pubblicata a Ferrara nel 1521. La necessità di questa prima revisione nasce dal fatto che l'edizione del 1516 aveva molte imperfezioni secondo il parere dello stesso autore: questi, infatti, si impegnò subito in una lunga revisione, soprattutto per quanto riguardava le scelte linguistiche, prima orientate fortemente verso un plurilinguismo basato su una ricca fusione di termini toscani, padani e latineggianti, sostituiti con questa revisione da una parziale toscanizzazione del linguaggio. Infine, bisogna ricordare che questa prima edizione era stata pensata quasi esclusivamente per divertire la corte e per celebrare la famiglia estense. Non ci sono tuttavia altre modifiche di rilievo, nonostante fra il 1518 e il 1519 l'autore avesse ideato cinque nuovi canti, che per volontà dell'autore, probabilmente per la loro eccessiva dissonanza con il resto del poema, non vennero mai inseriti nell'opera.
    Queste due edizioni erano però ancora molto diverse da quella finale. Nel frattempo Ariosto si rese conto che l'opera aveva la portata di un capolavoro: prima della terza edizione l'opera aveva già avuto, a seguito della grande richiesta, ben 17 ristampe.
  3. Una terza edizione fu pubblicata nel 1532. Ariosto aveva rielaborato il testo in maniera più ampia. La differenza è subito evidente sul piano linguistico: le prime due edizioni rimanevano comunque rivolte prevalentemente a un pubblico ferrarese o padano, scritte in una lingua che teneva comunque conto delle espressività popolari soprattutto lombarde e toscane. La seconda revisione invece mira a ricreare un modello linguistico italiano e nazionale secondo i canoni teorizzati da Pietro Bembo (che nelle sue Prose della volgar lingua, pubblicate dal Bembo 4 anni dopo la seconda edizione del Furioso, riformula il suo ideale di petrarchismo).
    Inoltre viene modificata la struttura e vengono inseriti nuovi canti (i canti IX-XI, XXII-XXIII, XXVII, XLIV-XLVI) e gruppi di ottave distribuiti in parti diverse dell'opera. Le dimensioni cambiano, il poema viene quindi portato a 46 canti, modificandone la suddivisione e l'architettura. Vengono aggiunti diversi episodi e scene, che risultano tra quelli di maggiore intensità (anticipando in un certo grado anche la futura teatralità shakespeariana).Infine compaiono i molti riferimenti alla storia contemporanea, con numerosi richiami alla grave crisi politica italiana del Cinquecento.

Contenuto

Nella complessa trama di questo poema epico-cavalleresco si possono identificare tre nuclei narrativi: la guerra tra Cristiani e Saraceni; la pazzia di Orlando dopo la scoperta dell'amore tra l'amata Angelica e Medoro; la storia genealogico-encomiastica di Ruggiero e Bradamante, capostipiti della casata degli Estensi che così viene celebrata.

 Episodi principali

 La fuga di Angelica

Angelica, approfittando dello scompiglio nel campo di Carlo Magno dove è tenuta in custodia, scappa nel bosco. Rinaldo, seguendo le tracce del suo cavallo che lo portano verso Angelica, incontra Ferraù (un cavaliere pagano che come tanti altri aspira ad Angelica) e tutti e due, dopo aver combattuto per un po', cercano la principessa seguendo percorsi diversi nel bosco. Ferraù si perde e cerca l'elmo in un fiume. Angelica si riposa dietro un cespuglio, e dall'altra parte è sdraiato Sacripante, anche lui innamorato di Angelica. Angelica si accorge della sua presenza e approfitta del suo amore per farsi aiutare nella fuga. Nel corso del viaggio, tuttavia, Sacripante incontra Bradamante, che uccide il cavallo sul quale stavano i due. Ad un certo punto giunge il cavallo di Rinaldo, e Sacripante cerca di montarlo per fuggire insieme ad Angelica, ma arriva Rinaldo che in una disputa con Sacripante gli ordina di scendere dal suo cavallo.

L'isola di Alcina

Ruggiero arriva con l'Ippogrifo (un cavallo alato) su un'isola incantata, popolata da piante e rocce parlanti. Ruggiero parla con una pianta che in realtà è Astolfo, che è stato trasformato in pianta da Alcina. L'isola è abitata da tre fate: Alcina e Morgana che rappresentano il vizio e Logistilla che rappresenta la virtù. Ruggiero vuole andare nel regno di Logistilla ma Alcina cerca di sedurlo: tutti gli amanti di Alcina vengono poi trasformati in piante o pietre (come Astolfo). Mentre Ruggiero aspetta Alcina per passare una notte con lei, arriva Melissa (una maga buona) con un anello magico che rompe l'incantesimo di Alcina e la fa apparire con le sue vere sembianze: brutta e vecchia. Ruggiero scappa verso Logistilla che vive in un mondo virtuoso.

 Mandricardo rapisce Doralice

Doralice sta andando nel luogo dove deve sposarsi con Rodomonte. Viaggia attraverso il bosco, con le sue guardie ed a un certo punto si avvicina Mandricardo, che sa che Doralice è una donna molto bella. Mandricardo chiede alle guardie di poterla vedere, ma esse non glielo permettono, così le uccide tutte, vede la donna, se ne innamora e la porta con sé sul suo cavallo, e dopo la convince che egli è l'uomo giusto per lei.

 Il palazzo incantato

Ruggiero corre nel bosco e ad un certo punto gli sembra di sentire un grido di aiuto da parte di Bradamante; corre in cerca di lei, ma finisce nel palazzo incantato, costruito dal mago Atlante, dove niente è vero, ma tutto è un'illusione, anche il grido di aiuto che sente Ruggiero. Quindi Ruggiero cerca Bradamante in questo palazzo, ma non la trova mai. La stessa cosa succede ad Orlando, che crede che Angelica sia in pericolo e la cerca, senza mai trovarla. Alla fine arriva Astolfo, a cui basta dar fiato al suo corno per dissolvere l'incantesimo del castello.

 La pazzia di Orlando

Mentre Orlando vaga per il bosco, legge su un albero delle scritte, in cui insieme al nome di Angelica c'è un altro nome: Medoro, cioè il giovane saraceno di cui Angelica si è invaghita, ricambiata. Orlando, convinto che Angelica sia innamorata di lui, pensa che Medoro sia un nome usato da lei per alludere a Orlando stesso. Va in una grotta e trova altre scritte, sempre con il nome Medoro. Orlando comincia ad avere pensieri sempre più strani, e quando va a chiedere ospitalità per la notte da alcuni contadini, essi gli raccontano che sul letto dove Orlando stava dormendo, Angelica e Medoro passarono la loro prima notte di nozze. Quando Orlando vede un anello che egli aveva regalato ad Angelica e che Angelica aveva regalato ai contadini, impazzisce e si mette a distruggere tutto ciò che trova per il suo cammino.

 Morte di Zerbino e Isabella

Zerbino e Isabella si sono da poco ritrovati, ma Zerbino muore in uno scontro con Mandricardo. Isabella vuole farsi monaca dopo la morte del suo amato, e va da un eremita. Rodomonte, colpito dalla bellezza di Isabella, uccide l'eremita e trascina via la donna. Isabella, che preferisce morire piuttosto che piegarsi alla violenza di Rodomonte, gli chiede di colpirla con la spada sul collo per vedere se una finta bevanda dell'invulnerabilità che ella aveva bevuto funziona. Rodomonte le dà il colpo di spada, Isabella muore: Rodomonte la seppellisce e si pone a guardia della tomba.

 Astolfo sulla luna

Astolfo, seduto sull'Ippogrifo, va a Nubia, una città tutta d'oro, dove c'è il re Senàpo, vittima di una maledizione (è cieco e tormentato da uccellacci con il volto di donna, le arpie). Astolfo, dopo aver rotto la maledizione contro Senàpo, va sulla luna con il carro di Elia, per riprendere l'ampolla dove c'è il senno di Orlando. Quindi dà la boccetta ad Orlando che ne aspira il contenuto; di nuovo padrone di sé, potrà aiutare Carlo Magno a vincere la guerra contro i saraceni.

 I Cinque Canti

Tra il 1518 e il 1519 (ma la datazione è controversa) l'autore elabora cinque canti che ruotano intorno al traditore Gano di Maganza. Questo frammento, lacunoso e incompleto, non sarà mai utilizzato da Ariosto, né come "giunta" al Furioso, né come possibile esordio di un nuovo poema. Furono pubblicati postumi nel 1545, in appendice ad un'edizione curata da Virginio Ariosto, figlio del poeta, per i tipi di Paolo Manuzio e ripubblicati, emendati di alcune lacune nel 1548 per conto dell'editore Giolito. Dei Cinque canti esiste anche un manoscritto, di probabile mano di Giulio di Gianmaria Ariosto, risalente alla metà del Cinquecento, che riporta un'ottava iniziale altrimenti ignorata da entrambe le stampe. Questo manoscritto però, pur con qualche modifica nell'ordine delle ottave e con qualche sciatteria linguistica, per lo più imputabile al copista, riporta il medesimo testo pubblicato precedentemente

 Illustrazione di Gustave Doré

I dodici canti

Come possibile seguito del Furioso, o come possibile sua imitazione vengono scritti in un'epoca immediatamente posteriore, ma piuttosto incerta, i Dodici Canti da un anonimo. Esso probabilmente era un abitante di Urbino, oppure un cortigiano dei Montefeltro d'Urbino. La lingua non è perfettamente toscana, ma più dialettale. Il poeta attinge a piene mani da frasi e famosi versi dei due poemi L'Orlando Innamorato e Furioso, basti pensare al famoso incipit del Furioso ricalcato interamente in quello dei Dodici Canti. Ogni canto contiene circa 120 o 130 ottave, ma il poeta lasciò il lavoro incompiuto al dodicesimo canto. Si pensò ad una possibile attribuzione a Luigi Alamanni, che è tuttavia da escludere con ogni probabilità a causa della profonda differenza di stile e di lingua con i poemi di quest'ultimo (Giron Cortese, Avarchide, poema incompiuto) e con la materia trattata (un poeta segue il ciclo bretone con centro degli episodi la guerra, l'altro si ispira al ciclo carolingio ricalcando appunto il modello lirico e amoroso ariostesco e boiardesco).

Personaggi principali

  • Orlando: il più forte paladino dell'esercito cristiano dei Franchi, nipote di Carlo Magno;
  • Agramante: re d'Africa, principale nemico di Carlo Magno, guida l'assedio di Parigi;
  • Marsilio: re di al-Andalus;
  • Rinaldo: cugino d'Orlando, è valoroso come il paladino Franco ed anch'egli è innamorato d'Angelica;
  • Ferraù: cavaliere moro, mira ad impossessarsi dell'elmo d'Orlando per tener fede ad una promessa da lui fatta ad Argalia;
  • Angelica: principessa del Catai, esperta di medicina e arti magiche, è contesa da Orlando e Rinaldo. Ariosto la presenta come una donna altera e cinica, è un personaggio estremamente ambiguo.
  • Sacripante: re di Circassia, innamorato di Angelica. Egli è convinto che, mentre si trovava momentaneamente in Oriente, Orlando abbia preso la donna da lui amata. Ha sempre servito lealmente la principessa, la quale lo usa secondo le sue voglie o scopi;
  • Bradamante: valorosa guerriera, cugina di Orlando. È innamorata di Ruggiero, sebbene questi sia un pagano appartenente all'esercito nemico;
  • Carlo Magno: re dei Franchi e comandante dell'esercito dei Franchi; nel poema, così come in molti altri, è lo zio d'Orlando;
  • Astolfo: paladino e figlio d'Ottone Re d'Inghilterra, è il migliore amico di Orlando e suo compagno d'armi;
  • Atlante: anziano mago che funge da tutore di Ruggiero fin dall'infanzia di questo. Per salvarlo dal suo tragico destino lo imprigiona in due castelli incantati;
  • Medoro: giovanissimo fante dell'esercito saraceno, Angelica se ne innamora; i due si sposano con l'aiuto di un pastore e le loro iscrizioni scatenano la pazzia di Orlando;
  • Cloridano: giovane guerriero saraceno, amico intimo di Medoro;
  • Dardinello: giovane re saraceno, nelle cui truppe combattono Cloridano e Medoro;
  • Ruggiero guerriero dell'esercito pagano, è virtuoso e leale. Nel Furioso, così come nell'Innamorato, è assieme a Bradamante capostipite della Casa d'Este;
  • Alcina, Morgana, Logistilla: sono tre fate sorelle. Alcina e Morgana si dedicano agli inganni della magia nera, Logistilla alla virtù;
  • Marfisa: valorosa combattente pagana, è sorella gemella di Ruggiero; passerà dalla parte dei cristiani dopo aver scoperto le sue vere origini;
  • Rodomonte: il più forte dei cavalieri saraceni, ha coraggio e potenza smisurati ma è anche il prototipo della violenza e della tracotanza;
  • Brunello: piccolo e astuto ladro;
  • Olimpia: figlia del Conte d'Olanda, è una sfortunata fanciulla oggetto degli amorosi appetiti di diversi pretendenti alla sua mano, che nel caso di Bireno non sono sempre leali verso di lei;
  • Mandricardo: re dei Tartari, alleato di Agramante, libera Lucina dall'Orco assieme a Gradasso e rapisce Doralice, promessa sposa di Rodomonte;
  • Doralice: donna contesa da Mandricardo e Rodomonte, apre una ferita immedicabile nel cuore di quest'ultimo
  • Brandimarte: fedele amico d'Orlando, parte alla sua ricerca. Muore a Lipadusa;
  • Fiordiligi: moglie di Brandimarte;
  • Gabrina: una vecchia intrigante;
  • Isabella: nobile e virtuosa saracena, rappresenta la donna votata ad un amore puro e fedele anche oltre la morte;
  • Zerbino: giovane scozzese, cavaliere cristiano amato da Isabella; muore tra le braccia di lei dopo essere stato colpito in duello da Mandricardo;
  • Ginevra: sorella di Zerbino, viene salvata dalla condanna a morte per impudicizia da Rinaldo;
  • Amone: duca, padre di Bradamante; non sapendo niente di Ruggiero, la promette in sposa a Leone;
  • Costantino: imperatore della Grecia e padre di Leone;
  • Baiardo: cavallo di Rinaldo;
  • Brigliadoro: cavallo di Orlando.

Caratteristiche dell'opera

 Il poema si presenta molto esplicitamente come una "gionta", ossia continuazione dell'Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo, in una prospettiva però largamente diversa. Mentre nel poema boiardesco è possibile cogliere il rimpianto per l'età cavalleresca, ricreata con la fantasia, nell'opera dell'Ariosto si rispecchiano con pienezza i caratteri della concezione rinascimentale dell'uomo e della vita.

Anche se una delle linee portanti dell'ampio intreccio narrativo è la guerra tra i cristiani di Carlo Magno e i musulmani di Agramante, il tema della fede, o delle fedi, non compare se non in modo esteriore e marginale. I valori ai quali si ispirano i guerrieri di entrambe le parti sono pienamente terreni, e sono gli stessi, al punto che, nel gran numero di personaggi che percorrono il poema, è a volte difficile riconoscere il campo al quale appartengono.

I cavalieri cercano sempre qualcosa: la donna amata, l'avversario da battere, il cavallo perduto, l'oggetto rubato; e in questa perenne ricerca, di volta in volta favorita o frustrata dal caso o dalla magia, si vede agire l'uomo del Rinascimento proteso alla realizzazione delle proprie capacità (o "virtù" nel senso che Machiavelli dà alla parola).

In un aggirarsi incessante su sentieri labirintici, i personaggi permettono al poeta di sviluppare i temi della fortuna, dell'amore (nelle sue più diverse manifestazioni), dell'inganno, della follia. Quando il lettore sta per immedesimarsi in un personaggio, o per partecipare con emozione alla vicenda narrata, l'Ariosto interviene con sapienti accenni di ironia, a volte anche di autoironia, a cominciare dalle ottave del Proemio, in cui accenna alla propria "follia amorosa" accostandola a quella di Orlando.

L'Orlando furioso ha tre caratteristiche particolari: la sapiente tecnica narrativa "ad incastro" (anche detto entrelacement), con cui il poeta ama interrompere un episodio, giunto al suo momento di massima tensione; la straordinaria varietà di toni, in cui l'utopistica serenità del narratore è presente in tutto il poema; la pluralità di motivi di ispirazione, tra i quali preminente è l'amore, seguito poi dal senso dell'avventura, l'eroismo, le magie, il sentimento della natura.

Alcuni critici hanno però notato come gli episodi inseriti per l'edizione del 1532 siano pervasi da un realismo crudo ed amaro, forse frutto di uno stato d'animo pessimistico del poeta verso la realtà che lo circonda. L'amore è presentato nelle sue varie sfaccettature: appassionato e tragico (Orlando e Isabella), tenero e patetico (Olimpia e Fiordiligi), impetuoso in Rinaldo. Accanto all'amore sono presenti il culto delll'amicizia salda fino alla morte (Orlando e Brandimarte; Cloridano e Medoro), la gentilezza cavalleresca votata al sacrificio (Zerbino) la violenza rovinosa (Rodomonte).

L'ironia ariostesca

Nel poema le vicende, l'ambiente, i personaggi appartengono al mondo della fantasia. Il contatto con la realtà degli uomini, dei sentimenti, della società rinascimentale avviene attraverso un uso sapiente dell'ironia. Essa, da semplice figura retorica che comunica il contrario di ciò che superficialmente dice, diventa strumento per la scoperta della contraddittorietà del reale e dei limiti dell'uomo. Già nelle ottave del Proemio emerge in due modi, come autoironia (il poeta si dichiara pazzo per amore come Orlando, e capace solo di offrire al suo signore una povera «opera d'inchiostro») e come larvata critica al cardinale Ippolito d'Este, presentato come mente elevata occupata in «alti pensieri».

All'avviarsi della narrazione, sono subito riconoscibili (canto primo) esempi di "ironia delle cose" o ironia oggettiva; il più evidente è forse dato dall'inaspettata sconfitta del prode guerriero Sacripante per opera dell'«alto valor/ d'una gentil donzella» (Bradamante). Ma, nello stesso canto, si riconosce un altro uso assai importante dell'ironia: Angelica, per farsi aiutare da Sacripante, dichiara di aver conservato intatta la propria verginità. E subito interviene l'Ariosto a commentare: «Forse era ver, ma non però credibile / a chi del senso suo fosse signore [...]». In questo modo, il poeta induce il lettore a prendere le distanze e a collocarsi criticamente rispetto a ciò che i personaggi dicono o fanno. Una terza forma d'ironia si può identificare nei vari modi in cui i personaggi, paladini, principesse, e così via, si ritrovano in situazioni tutt'altro che eroiche o nobili, anzi decisamente "basse" o comiche: il culmine è raggiunto dalle azioni bestiali e grottesche di Orlando impazzito, trasformato in una furia cieca, al punto che, incontrandola per caso, non riesce a riconoscere Angelica (che tanto aveva desiderato di ritrovare). Il senno di Orlando va sulla luna con tutte le altre cose che gli uomini smarriscono: fama, gloria terrene, voti e preghiere, amori, vani desideri e vani progetti. Ciò significa che è vano l'affidarsi solo a questi desideri e sentimenti al fine di realizzarli. Una civiltà- come quella del Rinascimento- che ha raggiunto un pieno equilibrio spirituale sorride con saggezza agli abbandoni dell'animo umano ed alle sue debolezze.

La fortuna dell'opera

Prima grande opera della letteratura moderna a essere pensata per la stampa, l'Orlando Furioso ebbe immediatamente un grande successo e fu tradotta nello stesso Cinquecento e nei secoli successivi in numerose lingue. Ha poi affascinato e divertito intere generazioni, poiché la storia trasporta in un mondo irreale e si può leggere anche come una grande fiaba.

Per diversi secoli l'Orlando Furioso fu letto come opera prevalentemente di evasione. Dobbiamo a Hegel, nell'Ottocento, l'interpretazione del Furioso in chiave di critica dei valori della cavalleria, come opera perciò che segna l'analisi e la consapevolezza della fine di un'epoca storica, il Medioevo, con tutto ciò che esso significava. In questo secolo il filosofo e critico Benedetto Croce ne ha dato una lettura nuova, rifiutando anche lui l'idea di un poema d'evasione e sottolineando la sua funzione di grande affresco di un'epoca, vista nei suoi aspetti positivi e negativi.

L'ultimo grande omaggio all'Orlando Furioso lo si deve a Italo Calvino, che non solo ne curò una versione da lui in parte sintetizzata, ma che ai temi e alle vicende degli eroi di Ariosto rese indirettamente omaggio nel ciclo di romanzi I nostri antenati.

Bisogna tuttavia precisare che lo stesso Ariosto, scrivendo all'editore in Venezia per la pubblicazione, scrive che il solo intento dell'opera è quello di dilettare i signori che vi si accostavano.

Rinaldo Ardito

Nell'Ottocento vengono stampate per l'ultima volta alcune edizioni contenenti alcuni lacunosi e interrotti frammenti tratti da un autografo di Ariosto, contenenti ottave di dubbia attribuzione. Alcune lezioni e troncamenti irregolari non sono mai usati dall'Ariosto, ma vengono usati qui. V'è chi ritiene che sia un lavoro giovanile, ma è da escludere visti gli eventi storici menzionati, avvenuti al tempo della maturità del poeta. Eventuali intrecci con il Furioso o con i Cinque Canti sono ancora dubbi. Riguardano gli stessi personaggi e probabilmente la stessa guerra, ma il loro utilizzo e la loro funzione nel contesto è ignota. Sono di difficile reperimento e molto frammentati. Il titolo loro convenzionalmente attribuito è dovuto ad uno dei frammenti più lunghi in cui Rinaldo si traveste da pagano per penetrare nelle difese dei Mori. V'è chi ritiene che sia opera del figlio Virginio del poeta ad imitazione del suo stile e che il padre si sia limitato a copiarlo.

 

amore contrastato tra Ruggero, coraggioso guerriero saraceno che si convertirà al cristianesimo, e Bradamante, combattente cristiana. 

Etichette
Visualizzato commento 2 di 2 : vedi tutti
Orribile!!! È uguale a wikipedia, va assolutamente reso più bello
Inviato 20:18, 10 Feb 2012 ()
Bella adesso questa parte ma bisogna approfondire un po' anche Leopardi 07:52, 24 Feb 2012 modificato
Inviato 07:52, 24 Feb 2012 ()
Visualizzato commento 2 di 2 : vedi tutti
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