IL SUPERUOMO O OLTREUOMO

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 L'Oltreuomo

Il conceto di oltreuomo (in tedesco: Übermensch) viene introdotto dal filosofo Friedrich Nietzsche. Tale definizione permette infatti di chiarire l'equivoco comune secondo cui l'übermensch sia un uomo potenziato, laddove egli invece rappresenta l'uomo tche va oltre i propri limiti. È una figura ideale, capace di riconoscere i propri limiti, e che, attraverso l'uso della conoscenza e del pensiero filosofico, li trascende superando in questo modo se stesso.
Esistono alcune concezioni diffuse, ma ritenute inesatte, su questa figura: in particolare che corrisponda all'ideale di razza pura del nazismo, oppure che sia affine ai supereroi dei fumetti. In realtà l'oltreuomo di Nietzsche è un ideale traguardo evolutivo della specie umana, senza particolari connotazioni biologiche, né tantomeno soprannaturali. Il pensiero di Nietzsche mira alla creazione di valori liberamente scelti dall'uomo e non a un potere legato alla discriminazione razziale.
Il superomismo, ossia l'atteggiamento di attesa di tipi umani superiori, non è stata comunque una novità assoluta introdotta da Nietzsche. Per esempio, già un autore amato da Nietzsche, Ralph Waldo Emerson, ispirandosi al culto degli eroi di Thomas Carlyle, parlava di una variegata serie di figure umane idealizzate come i "grandi uomini
Nella sua opera Così parlò Zarathustra (Also sprach Zarathustra) Nietzsche spiega i tre passi che l'essere umano deve seguire per divenire superuomo (uomo del superamento):
  • possedere una volontà costruttiva, in grado di mettere in discussione gli ideali prestabiliti;
  • superare il nichilismo, attraverso la gioia tragica e il recupero della volontà di potenza;
  • perpetrare e promuovere eternamente il processo di creazione e rigenerazione dei valori sposando la nuova e disumana dimensione morale dell' "amor fati", che delinea un amore gioioso e salubre per l'eternità in ogni suo aspetto terribile, caotico e problematico. 
 
Anche in Gabriele D'annunzio ritroviamo il pensiero del superuomo,ma il superuomo dannunziano si distingue soprattutto per la sua ideologia politica.
Il superuomo naturalmente è un aristocratico. Come tale egli disprezza sia la plebe, sia lo Stato fondato su principi democratici. Egli è convinto che il mondo sia "la rappresentazione della sensibilità e del pensiero di pochi uomini superiori, i quali lo hanno creato e quindi ampliato e ornato nel corso del tempo e andranno sempre più ampliandolo ed ornandolo nel futuro. Il mondo, quale oggi appare, è un dono magnifico la Egitto dai pochi ai molti, dai liberi agli schiavi: da coloro che pensano è sentono a coloro che debbono lavorare ". Ma nel suo giudizio negativo egli include anche parte della classe dominante pensando che "l'arroganza delle plebi è tanto grande quanto la viltà di coloro che la tolleravano e la secondano ". Ma " per fortuna lo Stato eretto sulle basi del suffragio popolare e dell'uguaglianza, cementato dalla paura, non è soltanto una costruzione ignobile ma è anche precaria. Lo Stato non deve essere se non un istituto perfettamente adatto a favorire la graduale elevazione d'una classe privilegiata verso un'ideale forma di esistenza". Egli pertanto pensa che debba nascere una nuova oligarchia, un nuovo reame della forza e che pochi riusciranno presto a riprendere le redini per governare le moltitudini. Che ciò non riuscirà loro troppo difficile perché "le plebi restano sempre schiave, avendo un nativo bisogno di tendere i polsi ai vincoli. Esse non avranno dentro di loro giammai, sino al termine dei secoli, il sentimento della libertà ". A queste idee si associa poi il culto della forza così espresso: "La forza è la prima legge della natura, indistruttibile, inabolibile. La disciplina della superiore virtù dell'uomo libero. Il mondo non può essere costituito se non sulla forza, tanto nei secoli di civiltà quanto nelle epoche di barbarie".
D'Annunzio può essersi ispirato al filosofo tedesco, ma non è possibile istituire una coincidenza di idee tra i due, se non altro perché Nietzsche non pensava ad un individuo, bensì ad modello di umanità del tutto nuova rispetto alla presente.
 
Friedrich Nietzsche
Friedrich Wilhelm Nietzsche è stato un filosofo e scrittore tedesco, tra i maggiori filosofi occidentali, Nietzsche ebbe un'influenza articolata e controversa sul pensiero filosofico e politico del Novecento. La sua filosofia è considerata da alcuni uno spartiacque della filosofia contemporanea verso un nuovo tipo di pensiero, ed è comunque oggetto di divergenti interpretazioni
La fine dell’800 segna il consolidamento del positivismo. Ma accanto a questa sicurezza si sviluppa una mentalità culturale critica nei riguardi della scienza. Una mentalità che esalta la coscienza, che avverte l’analisi psicologica. Il progresso scientifico non ha portato felicità. L’uomo cerca dentro sé l’equilibrio. E’ il periodo del decadentismo (in Francia). Si avverte che mancano le certezze. Chi si occupa di questa problematica è Nietzsche che con la sua filosofia intende cambiare tutto quello in cui si è precedentemente creduto.
“Io non sono un uomo, sono una dinamite; dopo di me si contraddirà come mai si è contraddetto; io ho la coscienza di essere la coscienza della crisi europea”. “Il positivismo è stupido”.
Dal 900 in poi tutta la filosofia sarà interessata dalla ricerca di nuovi valori.
Nietzsche nasce nel 1884 presso Rocken. Studia filosofia ed insegna in Svizzera. La prima opera, forse la più organica, è “La nascita della tragedia”. Fu un cultore dei classici greci. Tutte le sue altre opere sono scritte per aforismi ne consegue che per comprenderne bene il significato è necessario un lavoro di interpretazione (Ermeneutica).
Scrisse pure: “Considerazioni inattuali”, “Umano troppo umano”, “La gaia scienza”, “La genealogia della morale”, “Così parlò Zaratustra” (dedicata ad un riformatore dei costumi), “La volontà di potenza”. Queste opere non furono pubblicate da lui, ma dalla sorella che modificò qualcosa.
Soffrì di disturbi nervosi: vagò molto per l’Europa ma si stabilì in Italia e più esattamente in Liguria. Visse aiutato da Paul Ree col quale conobbe un’esule russa, (Salonè) studiosa di Freud. Tutti e tre vissero insieme e in questo periodo scrisse “Al di là del bene e del male” che introduceva ad una nuova etica. Successivamente Lou Salonè e Paul Ree scapparono, lasciando Nietzsche in preda a fortissimi disturbi mentali. Venne ricoverato a Torino ove morì nel 1900. Egli rappresenta uno spartiacque tra la filosofia antica e quella seguente.
Seguendo il pensiero di Schopenhauer, affermò che la vita è irrazionale. Adesso si può o come diceva Schopenhauer, fuggire, o come dice appunto Nietzsche gli si può sorridere.
Il suo pensiero venne influenzato pure dalla musica di Wagner, che forte e vibrante esaltava in lui sentimenti.
Quando Wagner affronta il suo secondo momento, Nietzsche preferisce abbandonarlo. Da questo momento in poi Nietzsche si dedicherà alla “Carmen di Bizet”. Il suo pensiero può essere suddiviso in tre fasi:
1. La nascita della tragedia – nella quale la presenza dei cori era di fondamentale importanza.
2. La morte di Dio, il nichilismo – la morte della metafisica non significa il nulla.
3. Invenzione di nuovi valori per controbattere il nichilismo – essi sono:
* L’eterno ritorno. Fu critico nei confronti della storia, ma la salvò.
* Il superuomo o oltreuomo.
* La volontà di potenza.
Non è possibile definire Nietzsche il filosofo del nazismo. Egli ha avuto parole dure: “Lo Stato è un mostro che puzza: guardatevi da questo mostro”. Egli è il filosofo dell’individualismo. E’ critico contro tutti anche nei confronti del cristianesimo (ma non con Cristo che era considerato il superuomo).
La prima fase
Egli si interessava molto ai classici Greci, notò che la tragedia greca è nata dal coro. Esso può essere l’unico protagonista: se noi pensiamo alle Baccanti, queste si basano sul coro. Il coro è stato quindi l’inizio della tragedia: rappresenta la musica, il coinvolgimento nella necessità dell’azione tragica.
Nella tragedia Socrate individua due spiriti:
* il primo: Apollino o Apollo, figlio di Zeus con il tempio a Delo. Apollo significava colui che porta luce. Era abbinato all’immagine dell’equilibrio e dell’armonia. Il vero significato della vita si può cogliere nell’arte.
* Il secondo: è lo spirito Dionisiaco; Dionisio era il Dio del vino, questo sta ad indicare l’ebbrezza, la passione, l’istinto
La tragedia greca è nata dall’unione dei due spiriti; Dionisio, rappresenta il si alla vita, con tutte le conseguenze. E’ il senso di non essere presenti della trasgressione.
Euripide per Nietzsche ha tradito la tragedia perché troppo razionale. Egli ha voluto fare una tragedia per la massa, con il linguaggio della massa. Egli aveva presente due spettatori: Euripide stesso e l’altro che con la sua razionalità ha condannato a morte la vitalità: Socrate. Anch’egli è traditore perché ha allontanato il pensiero dell’uomo dall’aggancio alla vita per buttarlo tutto nelle braccia della ragione e da questo momento per l’umanità è finita, comincia il distacco dalla vita.
L’amicizia con Wagner finisce quando questo, gli manda la sua opera: il Parsifal. Parsifal era un folle, che grazie al cristianesimo si riporta alla realtà. Wagner gli sembra un traditore poiché con il Parsifal aveva tradito il disprezzo comune nei confronti del cristianesimo visto come negazione della vita. I cristiani (secondo Nietzsche) infatti hanno risentimento verso chi si gode la vita e tra l’altro hanno pure una morale da schiavi, da gregge.
La seconda fase
La seconda fase si apre con “La gaia scienza”. L’impianto è identico a quello di “Così parlo Zaratustra”. E’ ambientato nella piazza del mercato: un uomo arriva e dice che Dio è morto e che l’avevamo ucciso noi.
Zaratustra invece, giunto al tramonto, scende nella piazza, nella massa. La morte di Dio rappresenta la fine dei valori tradizionali, delle certezze. L’abbiamo ucciso noi, perché è finito quel periodo. E’ anche la fine dell’etica.
I nostri valori, se prima erano della rinuncia, adesso devono essere vitalità. Ciascuno di noi deve dire di si alla vita, deve seguire il vitalismo. Se Dio è morto siamo di fronte al nichilismo, al nulla; dobbiamo inventarci nuovi valori. Nel momento della morte di Dio si è vista la coscienza infelice di Hegel. In questo momento di lacerazione, Nietzsche, cancella quello che c’è stato prima, ma salva la storia:
* archeologia – l’uomo trova qualcosa da venerare;
* monumentale – dimostra la grandezza dell’uomo;
* critica – perché l’uomo soffre e ha bisogno di liberazione.
Rompe quindi con la storia tradizionale. La liberazione dell’uomo è dunque uno degli obiettivi di Nietzsche.
Spesso sembra che Nietzsche abbia scritto per allucinazioni. La sua filosofia è la “Trasmutazione” dei valori.
Il verbo volontarismo, unisce Schopenhauer (volontà), Kierkegaard (possibilità) e Nietzsche (amor fati e nichelismo passivo e attivo).
La terza fase
E’ la fase in cui è più evidente il conflitto tra morale da schiavi e aristocratica. Quella aristocratica corrisponde al vitalismo (dire si alla vita), quella da schiavi e quella cristiana (di costante rinuncia).
Questo si vede nell’opera “Così parlò Zaratustra”. “Vi scongiuro fratelli, non mettete la testa nella sabbia, innalzatela! Non siate come cammelli (che sopportano), ma leoni, leoni che ridono (aristocratici e superiori rispetto alle piccolezze della vita). L’uomo è una corda tesa sull’abisso tra la scimmia e il superuomo, ossia tra materialità, piccolezza e l’oltre-uomo, ossia la tensione all’infinito, che può diventare quello che guida”. Si diventa così esprimendo ciascuno di noi la volontà di potenza, ossia ciascuno di noi cerca di fare di se stesso il massimo, fare coincidere volontà e potenza.
L’unico imperativo è io voglio non più (tu devi) ma in particolare “Divieni ciò che sei esprimi al massimo la tua natura”
La nostra caratteristica è l’amor fati: significa essere inseriti nella legge dell’eterno ritorno, l’unica legge cosmologica: “Tutto ciò che è avvenuto avverrà, tutto ritorna”.
Quando Zaratustra, col nano sulle spalle che indica la pesantezza della quotidianità, si ferma sulla porta con su scritto “attimo”, con l’eternità dietro e davanti, nota l’aquila che vola e il serpente che striscia piedi, entrambi in senso circolare, che rappresentano la metafora dell’eterno ritorno.
In Nietzsche non c’è nulla di storico. E’ un eroe per la realizzazione della vita.
“Le virtù non sono quelle che vi hanno insegnato (sopportazione, tolleranza). La vera virtù è il contrasto, l’affrontar”. Ognuno di noi deve esaltare se stesso “guardatevi da coloro che vogliono insegnarvi la virtù, il rispetto sociale e delle leggi.
Lo Stato è la più grande menzogna. Alla fine quindi non si salva proprio niente. Ciascuno deve realizzare la propria volontà di potenza, deve tendere ad essere il super-uomo.
Zaratustra scese in piazza perché era giunto al tramonto, era pieno, e doveva dare agli altri. Nietzsche rappresenta la fine dell’etica tradizionale dei valori.
 
Richard Wagner

 

La sua produzione si colloca nella prima metà dell’800. Egli compose solo musica per il teatro. L’opera d’arte doveva essere poesia, musica e teatro come nelle tragedie greche. Lamentava l’invasione dell’opera italiana. L’opera italiana era caratterizzata da una struttura a pezzi chiusi, si dà spazio alla melodia e al virtuosismo vocale, ma non si dà spazio alla poesia. Gli argomenti sono variazioni sul tema dell’amore contrastato.
Wagner oppone a questo, un melodramma basato sulla melodia infinita, in modo da rendere impossibile qualsiasi singola estrapolazione.
Per realizzare questa melodia infinita, egli usa il cromatismo, ovvero il cambiamento continuo di tonalità.
Si ha una concezione della musica che tende all’infinito, senza un accordo risolutivo.
Rapporto Wagner – Nietzsche
Nietzsche rimase folgorato dall’idea di Wagner. Nella cerchia di Wagner erano contenti della presenza di Nietzsche.
La concezione della musica come unione di poesia, musica e teatro, si sposava con la concezione di Nietzsche.
La musica di Wagner è fortemente descrittiva.

 

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ancora entra in gioco il concetto di limite da superare (nn vi ricorda niente?)
Inviato 08:23, 27 Mar 2010 ()
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